Elezioni italiane: i miei voti

“I miei voti”, e non “il mio voto”. Intanto perché in quanto professore (sia pure non il Professore, come chiamano tuttora quello che è stato mio professore, e al quale – ironia della sorte – adesso do io i voti) non riesco a trattenermi dal valutare i candidati che si presentano all’esame (dell’elettorato).  Poi come cittadino posso anche esprimere i miei voti, nel senso di ciò che mi auguro. E infine perché effettivamente ci sono due schede, quindi letteralmente due voti da dare…

Cominciamo dai peggiori, che si fa presto: il Cavaliere e la sua banda, che più hanno contribuito da tanti anni al declino dell’Italia, hanno il coraggio di ripresentarsi come se niente fosse, con il vuoto più assoluto, le idee più balzane, tutto al servizio della sopravvivenza propria e dei propri affari. Ormai al di là del bene e del male, inutile spendere parole per commentare. Zero assoluto.

Parliamo invece dei favoriti: il centrosinistra guidato da Bersani. A parte il merito di evitare che governi di nuovo quell’altro, c’è ragione di essere fiduciosi? Una visione all’altezza dei problemi? Io vedo molti slogan generici (per il lavoro, per l’uguaglianza, etc.), posizioni conservatrici (il mercato del lavoro non si tocca, la spesa pubblica nemmeno, lo stato cioè la politica nell’industria, nelle banche, nell’allocazione delle risorse, idem), miopia nel pensare che se solo convinciamo i tedeschi a finanziarci più debito, l’azione benevolente dei nostri ci farà uscire dalla crisi (quale? quella degli ultimi 20 anni?). Ma guardiamoci un attimo attorno. Crediamo davvero che basti archiviare Berlusconi e tornare alle vecchie ricette per invertire la rotta? Con l’enorme quantità di risorse utilizzate in modo inefficiente (e corrotto) dalla classe politica, la soluzione sarebbe dargliene ancora di più da gestire? I giovani disoccupati e precari li sistemiamo finanziando l’edilizia dei comuni (come in Spagna…)? La verità è che almeno il centrosinistra ci ha provato: con le primarie se ne è parlato e c’è stata la possibilità di cambiare, ma la conservazione ha prevalso (per ora). E così si avvia a vincere con meno voti dell’ultima volta che si è perso (e magari non vincere del tutto) … Insufficiente, anche se non così in basso come altri.

Due sole righe per chi sta più a sinistra del centrosinistra: discorsi ancora più ideologici, Di Pietro e Rifondazione, vade retro Monti, candidandosi all’opposizione… per fare cosa? (almeno Vendola si candida al governo; almeno Bersani farà i conti con la realtà). Chiaramente insufficiente.

Dopo queste note, so cosa vi aspettate: ecco, ora farà l’elogio di Monti… Invece mi dispiace, ma non promuovo nemmeno lui. Gli sono grato per aver sostituito il suo predecessore e aver evitato un naufragio. È una persona seria e fa anche piacere che non voglia semplicemente andarsene e fregarsene. Ma come si fa a introdurre una discontinuità mescolandosi con pezzi di vecchia politica, dell’establishment conservatore (e clericale), ritagliandosi il solito spazio al centro, l’ennesima reincarnazione della DC in salsa renana? Se voleva farsi garante di una profonda riforma liberale della politica e dell’economia italiana, dov’è la radicalità, l’unione di tutte le forze della società civile, il programma chiaro e alternativo a quello delle vecchie elites? su cui magari negoziare un accordo con Bersani? Avrà il merito di limitare (e speriamo erodere) la destra berlusconiana, però trasformare l’UDC in CDU formato mini rimane insufficiente (sia pure, di nuovo, non così in basso come altri). (La cosa migliore: le proposte sul mercato del lavoro, non quelle del suo governo, quelle di Pietro Ichino, che già le diceva inascoltato nel PD, e che già aveva messo nel programma di Renzi…).

I radicali son riusciti appena a presentarsi solo in alcune circoscrizioni. Vittime dell’ostracismo altrui, ma anche e soprattutto della poco lucida leadership del loro padre padrone. Senza un programma o una proposta completa, li rimando al prossimo appello. Peccato, perché sarebbero tra i migliori come idee e come personalità (Emma Bonino).

Rimangono due liste che hanno certe caratteristiche in comune: non sono mai state in parlamento, vengono dalla società civile, credono che bisogna cambiare a fondo il sistema, smetterla di trattare i cittadini come sudditi, e che la classe politica attuale non è pronta a farlo.

Il Movimento 5 Stelle di Grillo sta dando voce alla disillusione, insofferenza e alla protesta contro la casta politica e tutto ciò che sembra andare male. Svolge probabilmente un ruolo positivo nell’incanalare questi sentimenti verso una nuova partecipazione politica e molti dei suoi militanti credo siano persone serie, oneste e in buona fede (cosa che vale anche per molti altri, a sinistra soprattutto, e che non è un aspetto irrilevante). Ma ci sono due grossi MA. Un leader che non risponde alle domande, non accetta il confronto, scomunica chi non lo segue ciecamente, detta la linea mascherandola dietro “la rete decide” – un autocrate. E un programma dove a parte il “vaffa” senza distinzioni, le proposte o non ci sono, o se ci sono, non resistono alla logica. Uscire dall’euro, avere tutti uno stipendio dallo stato, i cittadini in rete ci diranno cosa fare, poi vedremo… di nuovo, candidati all’opposizione, con ottime ragioni per la protesta ma un grande vuoto di proposta. Troppa demagogia. Insufficiente, nonostante la buona volontà e la grossa capacità di mobilitazione.

FARE per Fermare il Declino è la più nuova delle formazioni in lizza. È anche l’unica che si basa su un programma: i leader, i candidati, le alleanze, il posizionamento politico, sono secondari rispetto alle proposte. E a differenza di Grillo, questi proposte serie ne hanno davvero; dico serie, poi magari uno non le condivide, ma sono concrete e argomentate. Non per niente ci hanno lavorato alcuni tra i migliori economisti che conosco, anche loro da tanti anni all’estero. Persone non abituate alla retorica della politica italiana, quindi visti spesso come marziani. Siamo oppressi dal debito pubblico? Diamogli un bel taglio vendendo le aziende, le azioni e gli immobili che ha in mano lo stato (col vantaggio di ridurre l’intreccio di politica e affari), invece di continuare ad alzare le tasse e tagliare i servizi. Alle imprese meno tasse ma anche meno sussidi, e più concorrenza. Ai lavoratori più flessibilità ma anche meno precarietà, meno tasse, e sussidi di disoccupazione per tutti (proteggere i lavoratori, non i posti di lavoro o le imprese).  Tagliare i costi della politica, gli stipendi fuori misura di tanti funzionari, le pensioni d’oro, ma non i servizi sociali. Più (non meno) risorse a scuola, università e ricerca, ma in funzione del merito. Un taglio ai conflitti di interesse, alla corruzione, alle inefficienze della giustizia e della burocrazia. Se questo è liberismo, allora il liberismo è di sinistra…

Nota al margine: il portavoce e capolista Giannino è stato beccato vantandosi di titoli di studio mai ottenuti; denunciato da un altro promotore, si è dimesso ed è stato sostituito a pochi giorni dalle elezioni. Giannino lo devo bocciare (anche se viene quasi da dire, leggendo che si inventava anche un premio allo zecchino d’oro, fossero tutti come lui i “bari” della politica italiana…), ma conoscete un altro partito che si applica standard così esigenti? Però l’insufficienza non la estendo all’insieme della proposta politica di FARE: è certamente la novità e il programma più solido tra quelli presentati, e su quei punti nessuno di loro ha raccontato balle.

Concludo l’esame bocciando senza appello questa legge elettorale che ci impedisce di selezionare chi governa, di sceglierci un candidato preferito, di votare secondo coscienza e in modo utile.

Un breve accenno ai voti, nel senso degli auspici. Mi auguro che il peggio non prevalga. Che chi è in condizione di governare, lo faccia con senso di responsabilità e guardando più in avanti che non indietro. Bersani premier d’intesa con Monti, ok, ma ascoltando anche le proposte nuove. Proposte nuove spero presenti in parlamento, e che acquistino più forza nel futuro. Grillini indipendenti. Bonino presidente. Una nuova legge elettorale. Diritti civili e laicità. Che torni Renzi…

Concludo, finalmente, con i miei due voti, espressi già da giorni in quanto residente all’estero: alla Camera un voto di merito a FARE per Fermare il Declino; al Senato un voto prosaico ma utile al PD. Sperando che la prossima volta il gioco sia più interessante.

Advertisements
This entry was posted in Italy, Politics. Bookmark the permalink.

One Response to Elezioni italiane: i miei voti

  1. giorgio topa says:

    Bel post, Danilo! Come non essere d’accordo (anche se non sono cosi’ ottimista sui grillini…)

Comment

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s