Buon viaggio, mamma!

leda 1Leda Rossi (27/11/1934 – 10/03/2014) – mia madre.

La nostra vita è un viaggio che trascorre per paesaggi che cambiano continuamente. I primi ricordi sono quelli di viandanti spaesati che non sanno dove andare, e di qualcuno che ci prende per mano e ci accompagna, finchè non impariamo a procedere da soli. Più avanti siamo noi che prendiamo per mano qualcuno e facciamo loro strada, ripetendo quei gesti e quelle parole.

Ma il nostro viaggio è iniziato molto prima. La materia di cui siamo fatti esisteva già miliardi di anni fa: eravamo dunque frammenti di stelle, come quelle particelle luminose che ci salutano di notte dal cielo. Eravamo fuoco, poi siamo diventati terra, acqua e aria. Siamo stati erba e foglie, rettili e mammiferi. Abbiamo camminato per le savane africane, il deserto del Sinai, le città del Rinascimento… Tutto questo lo abbiamo dentro di noi, nelle molecole del nostro corpo, nei nostri geni, nel nostro linguaggio e nelle nostre emozioni.

Shema’ – Ascolta, ciò che è eterno è uno”. Per questo amerai ciò che è eterno con tutto te stesso, per questo amerai il tuo prossimo come te stesso, perché è te stesso. Tutte le cose, noi compresi, sono manifestazioni interdipendenti di questa unità profonda, il flusso della vita dell’universo, di cui non possiamo scorgere né l’inizio né la fine. E tuttavia: “Hevel havalim, hakol hevel – Soffio tra i soffi, tutto è un soffio”. Ogni forma, la nostra stessa vita, è impermanente, evanescente, dura lo spazio di un respiro, che un momento dopo può dar luogo a un altro respiro o dissolversi come vapore e trasformarsi in qualcos’altro. Quando ciò che amiamo viene strappato in modo violento e prematuro, anche a noi viene meno il respiro, perché lo sentiamo come parte di noi; il senso di perdita, per chi ne fa esperienza, è duro da portare. Eppure questo soffio è il respiro dell’universo. E ogni momento vissuto con pienezza è un momento di eternità: questo momento presente, l’unico che abbiamo. “Il tempo è compiuto”: qui, ora, c’è tutta la profondità della vita.

Il nostro corpo è parte del paesaggio mutevole che attraversiamo, ma anche vascello che ci porta per una parte del viaggio. Quando il vascello non è più in condizioni di sostenerci, proseguiamo il cammino con altri mezzi, in altre forme. Torniamo ad essere fuoco, terra, acqua, aria. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Quando te ne sei andata, se ne è andata anche una parte di me; allo stesso tempo, una parte di te è rimasta, dentro di me. Sono cresciuto con te; a volte anche contro di te, quando non volevi lasciarmi camminare a modo mio. Ora una parte di me è morta con te, una parte di te continua a vivere in me.

Il viaggio prosegue in altre forme. Socchiudo gli occhi e rivedo ancora il tuo sorriso. Un giorno, fra molti anni, una madre sorriderà a un figlio. In quel sorriso ci sarò io, in quel sorriso ci sarai tu, mamma.

C’è libertà dal desiderio e dalla sofferenza alla fine del cammino. Il risvegliato è libero da tutte le catene e va oltre la vita e la morte. Come un cigno che si alza dal lago, con i pensieri in pace va avanti, senza mai guardare indietro. Colui che comprende la non-realtà di tutte le cose e non accumula nulla – la sua traccia è invisibile, come quella degli uccelli nell’aria. Come un uccello nell’aria, segue un percorso invisibile, senza volere nulla, senza accumulare nulla, conoscendo la vacuità di tutte le cose.
(Dhammapada)

 

Advertisements
This entry was posted in Existential. Bookmark the permalink.

One Response to Buon viaggio, mamma!

  1. Alessandro Baschieri says:

    Mi associo Danilo. Basco

Comment

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s