SÌ alla riforma costituzionale

SÌ

Il referendum del 4 dicembre in Italia deciderà se entra o no in vigore la riforma della costituzione approvata dal parlamento dopo due anni di lavori (e sei votazioni). Non c’è quorum, se vince il sì passa la riforma, se vince il no rimane tutto come adesso.

Il punto più importante della riforma riguarda il Senato. In Italia (caso unico al mondo credo tra i sistemi di governo parlamentari, cioè dove il governo viene votato dal parlamento, non dai cittadini) vige il bicameralismo perfetto: le due camere che compongono il parlamento (la Camera dei deputati e il Senato) hanno gli stessi poteri e funzioni. Chi aspira a governare deve avere la fiducia (quindi la maggioranza) sia alla Camera che al Senato; e tutte le leggi devono essere approvate con lo stesso testo sia alla Camera che al Senato.

La riforma elimina il bicameralismo perfetto: il nuovo Senato (ridotto da 315 a 100 membri) sarà un organo di rappresentanza delle regioni (e comuni); si occuperà solo di una piccola parte delle leggi (la maggior parte sarà di competenza della Camera, che avrà almeno l’ultima parola); e il governo solo dipenderà dalla maggioranza della Camera.

Quali sono i vantaggi della riforma? Elimina duplicazioni di funzioni, riduce i tempi di approvazione delle leggi (nonché le poltrone e i costi). Ma il punto più importante è questo: con l’attuale sistema è diventato praticamente impossibile avere uno schieramento politico omogeneo che vinca una maggioranza sia alla Camera che al Senato.

Alle ultime elezioni del 2013, la coalizione più votata (il centrosinistra) ottenne la maggioranza assoluta alla Camera (grazie al premio di maggioranza) ma non al Senato (neanche con l’appoggio di qualche altro gruppo “vicino” come quello di Monti). Risultato: un governo di larghe intese che andava dalla sinistra del PD fino a Berlusconi; poi, con Berlusconi all’opposizione, un governo PD con l’appoggio di pezzi della destra (Alfano, Verdini, etc.). E non è la prima volta: nel 1994 Berlusconi vinse, ma senza maggioranza al Senato, e formò un governo solo grazie all’appoggio di alcuni senatori a vita; nel 2006 Prodi vinse la maggioranza alla Camera con una coalizione da Mastella ai trotzkisti, ma ogni provvedimento era in bilico dipendendo dagli umori del senatore Turigliatto di Rifondazione o di un senatore eletto in Argentina.

E siccome con l’ascesa dei 5 Stelle il sistema politico non è più bipolare, ma almeno tripolare, il sistema attuale nel prossimo futuro renderebbe impossibile avere una maggioranza omogenea: anche se si votasse alla Camera con un sistema che dà la maggioranza assoluta a uno schieramento, è impossibile replicare il risultato al Senato (eletto su base regionale, non permette premi di maggioranza nazionali, né assicura che la maggioranza sia la stessa che alla Camera). Saremmo quindi condannati ad avere sempre governi (tecnici o politici) sorretti da coalizioni forzate tra almeno due dei tre schieramenti opposti: centrosinistra-destra, centrosinistra-5stelle, o 5stelle-destra. Con quali possibilità di stabilità o capacità di fare qualunque cosa, possiamo immaginare.

Questo è per me l’argomento più forte a favore della riforma. Dare la possibilità ai cittadini di scegliere chi governa e soprattutto di cambiare governo, spostando i voti. Se rimane il sistema attuale, avremo sempre instabilità o governi bloccati dai veti incrociati di parti in conflitto tra di loro.

Qual è l’obiezione principale alla riforma? Lasciamo stare l’argomento che “questa riforma è fatta male, si può fare di meglio”: sicuramente, ma con questo voto si sceglie o questa riforma o il sistema attuale. E l’argomento principale tra i sostenitori del No mi sembra che sia lo stesso che ho usato io, però con la conclusione opposta: cioè si vuole mantenere l’attuale Senato proprio perché rende impossibile che un partito o coalizione possa vincere una maggioranza (sia alla Camera che al Senato) e formare un governo omogeneo! Perché questo ridurrebbe la democrazia…

Scusate, ma a me sembra più democratico un sistema che permette ai cittadini di scegliere a chi affidare (temporaneamente) il governo. La soluzione migliore sarebbe forse un sistema di tipo presidenzialista (come negli Stati Uniti), dove si elegge direttamente il capo del governo da un lato e i parlamentari dall’altro, con una divisione dei poteri equilibrata. Ma se il governo è parlamentare, mantenere un bicameralismo perfetto significa avere un sistema politico bloccato (e consegnare le chiavi del governo agli Alfano e Verdini di turno).

Alla fine, l’unico comune denominatore dello schieramento del No sembra essere l’avversione a Renzi: siccome Renzi sostiene la riforma, votiamo No per votare contro Renzi e affossarlo. Non per difendere Renzi, ma: i) trovo inaccettabile che si usi un voto sulla riforma della costituzione per parlare d’altro, e non del merito di ciò che si vota (è alle prossime elezioni politiche, e al prossimo congresso del PD, che si potrà votare contro o a favore di Renzi); ii) chi è contro Renzi, si faccia avanti con una alternativa, se passa la riforma avrà più possibilità di metterla in pratica, anche se dovrà convincerci che l’alternativa è migliore di Renzi… [PS: se la riforma fosse stata in vigore nel 2013, Bersani sarebbe capo di un governo di centrosinistra (con Vendola al posto di Alfano) e segretario del PD; alle prossime elezioni, potrebbero governare i 5 Stelle, o un centrodestra riunificato, o chiunque metta assieme una proposta politica che sia la più votata].

La riforma tocca anche altri punti: riassegna competenze dalle regioni al governo centrale; abolisce certi enti inutili; riduce il quorum ai referendum se si raccolgono molte firme; etc.. Ho molte riserve sul rapporto stato-regioni, preferirei un federalismo serio (e fiscale), ma dato che l’assetto attuale è unanimemente considerato un pasticcio, la riforma non è una gran perdita. Gli altri punti (referendum etc.) mi sembrano chiari passi in avanti.

Per concludere: non ci si può lamentare continuamente che il sistema o la politica attuale non piace e poi assumere una posizione conservatrice contraria a ogni tentativo di riforma per partito preso. In questo referendum, si decide se è meglio questa riforma del sistema o mantenere il sistema attuale. Con tutte le riserve, per me è meglio la riforma. Quindi al referendum voterò SÌ, e invito tutti a votare SÌ.

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One Response to SÌ alla riforma costituzionale

  1. bruno.lugli@alice.it says:

    grazie Danilo

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